7. I riti di affiliazione
Nelle organizzazioni mafiose si entra attraverso riti di affiliazione che hanno elementi in comune con quelli della massoneria. Nella mafia siciliana si tratta del rito della puncitura. Il candidato viene presentato da un padrino agli uomini d’onore della famiglia. Con uno spillo gli si punge il polpastrello dell’indice. Il sangue cola su un santino, che poi viene bruciato. Il candidato quindi giura: “Possa la mia carne bruciare come questo santino se non manterrò fede al giuramento’’. Nella mafia siciliana il rito avviene una sola volta, mentre nella ‘ndrangheta sono previsti riti diversi a seconda dei vari gradi dell’organizzazione cui si accede.
Come abbiamo visto, la ‘ndrangheta ha una organizzazione fortemente gerarchica e prevede diversi gradi cui si accede con appositi rituali. Il livello ultimo è la Santa, una sorta di cupola. Per accedere al grado di santista occorre sottoporsi a un apposito rituale, durante il quale si invocano le figure di Garibaldi, Mazzini e La Marmora. Nella camorra invece l’importanza dei riti di iniziazione si è andata perdendo nel tempo, anche se Raffaele Cutolo ha elaborato un complesso sistema rituale per l’iniziazione alla sua Nuova Camorra Organizzata.
Il ruolo di questi rituali non è diverso da quello dei riti di passaggio studiati dagli antropologi. Con il giuramento, l’affiliato entra a fare parte di una organizzazione che prenderà il controllo totale sulla propria identità. Una volta avvenuto, la sua vita non sarà più la stessa. La solennità e la sacralità del rito trasmettono all’affiliato un messaggio fondamentale: la mafia non è una organizzazione qualsiasi, dalla quale si possa uscire di propria volontà, ma una comunità che non ammette defezioni e tradimenti. Il rituale inoltre serve a distinguere un dentro e un fuori, separando nettamente i membri dell’organizzazione, gli iniziati, dai semplici fiancheggiatori.